Il Pakistan voleva soffocare la rivolta in Kashmir e ha ottenuto l’opposto
A quattro mesi dal divieto imposto da Islamabad a un movimento di commercianti, trasportatori, avvocati e studenti, la protesta civile nel Jammu e Kashmir amministrati dal Pakistan si è estesa e inasprita. Il movimento era stato messo fuori legge a giugno, ma le manifestazioni sono proseguite e coinvolgono una parte più ampia della popolazione. La mobilitazione, nata con la partecipazione di diverse categorie, è oggi descritta come più ampia e rabbiosa rispetto a quella dei mesi precedenti.
Quattro mesi dopo che Islamabad ha messo fuori legge un movimento composto da commercianti, trasportatori, avvocati e studenti, la rivolta civile nel Jammu e Kashmir occupati dal Pakistan (PoJK) è più ampia e rabbiosa di quanto non fosse a giugno. Il Jammu Kashmir Joint Awami Action Committee (JKJAAC) ha annunciato uno sciopero generale a oltranza, accompagnato dal blocco della circolazione, in tutte e tre le divisioni di Muzaffarabad, Poonch e Mirpur a partire dal 4 ottobre, dopo l’uccisione di un giovane raggiunto da colpi d’arma da fuoco a Dadyal. Le autorità non hanno fornito una ricostruzione dettagliata dell’accaduto e le circostanze restano prive di riscontri, una conseguenza diretta del blackout informativo mantenuto nel PoJK dall’inizio di giugno. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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