Quando Bologna era capitale della subcultura
La project room del MAMbo ospita una mostra dedicata alla subcultura a Bologna. Lo spazio è solitamente riservato a esposizioni che raccontano archivi di esperienze artistiche e movimenti culturali della città.
La project room del MAMbo, solitamente riservata a mostre con al centro gli archivi delle esperienze artistiche e dei movimenti culturali bolognesi e dell’Emilia Romagna, con la mostra Fuori registro di Dafne Boggeri – visitabile da domani fino al 10 febbraio, a cura di Caterina Molteni –, esce un po’ dal percorso consueto, ma ci ritorna, raccontando anche una storia fortemente bolognese con diramazioni regionali. Ovvero quella delle autoproduzioni editoriali che dalla fine degli anni Settanta ai primi anni del Duemila, hanno raccontato da dentro le subculture con le loro sperimentazioni artistiche, dando voce a un mondo parallelo che voleva stare fuori dai canali editoriali ufficiali e commerciali, cavalcando ler possibilità della macchina da scrivere, del ciclostile e, più tardi, delle fotocopiatrici. 🔗 Leggi su Ilrestodelcarlino.it
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Arrivò a Bologna poco più che ragazzo, con gli occhi grandi e il sogno di crescere tra i giganti del parquet. Augusto Gus Binelli non aveva ancora diciotto anni quando la Virtus lo accolse. Era il 1978 e, da quel momento, Bologna sarebbe diventata casa sua. - Facebook facebook
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