Scontri a Milano | Non possiamo chiedere ai ragazzi di credere nel dialogo e poi rendere irrilevante tutto quello che dicono Cominciamo a prendere sul serio le loro domande quando arrivano in forme che non fanno notizia prima dell’emergenza

Notizia in breve

Dopo gli scontri a Milano, l’autore del testo invita ad ascoltare le domande dei giovani prima che si manifestino in forme capaci di fare notizia o in situazioni di emergenza. Il brano contesta la richiesta rivolta ai ragazzi di risolvere i conflitti attraverso il dialogo, mentre la guerra continua a essere considerata uno strumento praticabile. Non vengono forniti dettagli sugli scontri né indicazioni su chi abbia pronunciato le parole riportate.

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Pretendiamo che imparino a risolvere i conflitti attraverso il dialogo mentre consegniamo loro un mondo in cui la guerra continua a essere considerata uno strumento praticabile. Insegniamo il rispetto della vita dentro una contemporaneità attraversata da un genocidio e femminicidi. Chiediamo ai ragazzi di «ragionare», trovare le parole mentre assistono a una conversazione pubblica e politica in cui la squalifica e l’umiliazione procurano consenso, mentre l’ascolto e la gentilezza possono sembrare forme di debolezza. Guerre, violenza di genere e scontri di piazza hanno storie e responsabilità differenti. Accostarli serve a interrogare il contesto e la cornice sociale dentro cui educhiamo. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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© Vanityfair.it - Scontri a Milano: «Non possiamo chiedere ai ragazzi di credere nel dialogo e poi rendere irrilevante tutto quello che dicono. Cominciamo a prendere sul serio le loro domande quando arrivano in forme che non fanno notizia, prima dell’emergenza»
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