Da sessantottino a prof ora sì che torno a riconoscermi nei giovani
Un docente nato nel 1951 racconta di sentirsi di nuovo giovane dopo molto tempo. La sua generazione, scrive, fu la prima a vivere la gioventù come un’identità collettiva, e non soltanto come una fase che precede l’età adulta. Il testo mette in relazione questa esperienza con il presente, ma l’estratto disponibile non specifica quali aspetti del mondo giovanile abbiano riavvicinato l’autore alla propria giovinezza.
Sono nato nel 1951 e, dopo molto tempo, mi sento di nuovo giovane. Non «ancora»: di nuovo. Appartengo alla prima generazione per la quale la gioventù diventò un’identità collettiva, non soltanto l’anticamera dell’età adulta. Avevamo la nostra musica, la nostra moda, le nostre letture. Nel 1965 vidi i Beatles, nel ’67 gli Stones. Alla radio c’era Claudio Villa. Volevamo cambiare il mondo dei nostri genitori: tutto e subito. Ci furono cariche della polizia, strategia della tensione e violenza politica. Le conquiste non furono regalate. Le “lotte” contribuirono a ottenere diritti, mentre economia e istruzione aprivano opportunità. L’ascensore sociale funzionava: ci si laureava e si trovava lavoro, ma si poteva migliorare anche senza laurea. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

Notizie e thread social correlati
“Investire nei prof significa investire nel futuro”. Da Floris a Foglietta, da Noemi a Bubola: ecco artisti e intellettuali che sostengono l’iniziativa del FattoUn gruppo di artisti e intellettuali ha partecipato a un flash mob che ha aperto la festa de il Fatto Quotidiano alla Versiliana, invitando a...