Il carcere toglie la libertà non dovrebbe togliere il medico
Il carcere limita la libertà personale, ma l’assistenza sanitaria resta un diritto. Il tema torna sui media con la diffusione dei dati sul sovraffollamento, spesso in occasione degli interventi dei garanti locali o nazionali. Nel testo si richiama la necessità che le persone detenute possano accedere alle cure, senza che la condizione di reclusione comporti la perdita del medico. Non sono indicati dati specifici, episodi o misure adottate per garantire l’assistenza sanitaria nelle carceri.
Il tema del carcere va e viene sulla stampa nazionale. Circolano sui media i dati sul sovraffollamento quando i garanti locali o quello nazionale (latitante da quando il collegio, ora formato da due nominati dalla maggioranza e un Cinquestelle, è stato aggiornato); leggiamo, quando capita, le cronache delle rivolte dei detenuti o degli abusi dei detenenti. Ma niente cambia mai. Eppure qualcosa di semplice e non costoso potrebbe essere fatto. Qualcosa in più di un cerotto sulla ferita: garantire cure adeguate ai detenuti malati. Il rapporto del Garante nazionale registra nei primi otto mesi del 2026 centottantaquattro morti nelle carceri italiane: quarantanove suicidi accertati, ottantotto decessi per cause naturali, trentasette ancora da chiarire, otto morti accidentali e due omicidi. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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