Meloni chiede flessibilità in Ue per l' inflazione ma non considera il drenaggio fiscale
La presidente del Consiglio ha chiesto all’Unione europea maggiore flessibilità per affrontare gli effetti dell’inflazione, senza citare il drenaggio fiscale. Per il 2026 e il 2027, la mancata indicizzazione dell’Irpef è stimata generare 8,3 miliardi di euro di maggiori entrate. Il fiscal drag, cioè l’aumento del prelievo legato alla crescita dei redditi nominali e alla mancata revisione delle soglie fiscali, rappresenta una fonte di finanziamento per il governo. La richiesta di flessibilità europea e le stime sulle entrate fiscali riguardano dunque due aspetti distinti della politica economica.
Il fiscal drag offre al governo uno spazio di finanziamento che merita di essere reso esplicito. Per il 2026 e il 2027, si stimano 8,3 miliardi di entrate per lamancata indicizzazione dell’Irpef. Secondo i criteri della Commissione europea, questa componente rientra nelle entrate discrezionali che concorrono al calcolo della spesa netta. La domanda è come venga contabilizzata nelle tabelle di finanza pubblica e per quali finalità il governo intenda utilizzarla. L’inflazione aumenta alcune uscite, ma la mancata indicizzazione dell’Irpef produce anche un effetto favorevole sul calcolo della spesa netta. Considerare soltanto il primo lato, come nella richiesta di flessibilità avanzata da Meloni, lascia fuori una parte rilevante del quadro. 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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