Perché le tensioni sui titoli di Stato europei non sono ancora una crisi del debito
La Francia paga interessi più alti dell’Italia sui titoli di Stato, mentre la crisi petrolifera spinge verso l’alto i tassi e gli investitori internazionali esercitano pressioni sui Paesi europei più vulnerabili. Queste tensioni non equivalgono ancora a una crisi del debito, secondo il quadro descritto nel testo. I rendimenti francesi hanno superato quelli italiani, mentre l’aumento dei costi di finanziamento riguarda i titoli pubblici europei. La pressione sui mercati coinvolge soprattutto gli Stati considerati più esposti, ma il testo non indica che si sia già verificata una crisi.
La Francia paga interessi più alti dell’Italia sui titoli di Stato, la crisi petrolifera spinge verso l’alto i tassi d’interesse e gli investitori internazionali mettono sotto pressione i paesi Ue più vulnerabili. L’Europa sta vivendo una nuova crisi del debito paragonabile a quella del 2010-2012 oppure siamo di fronte a una rivalutazione, per quanto brusca, del prezzo che i mercati chiedono per prestare denaro agli Stati? Il futuro conosce già la risposta, gli economisti non ancora perché dietro le vendite di titoli di Stato si muovono quattro fenomeni che potrebbero rafforzarsi a vicenda. Il primo è una crisi obbligazionaria internazionale, alimentata dal ritorno dell’inflazione e dalla prospettiva che le banche centrali mantengano i tassi elevati più a lungo del previsto. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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