Verona Sunita col fiato sospeso per i parenti dopo l' alluvione in Nepal | Chiamo sempre mio padre per sapere come sta mia sorella impegnata nei soccorsi Ma il monsone non è finito
Sunita Shakya, che vive a Verona, controlla spesso il telefono per avere notizie della famiglia a Kathmandu, dopo le inondazioni che hanno colpito il Nepal. Suo padre è in città e lei lo chiama regolarmente per sapere come sta. La sorella è impegnata nei soccorsi. La famiglia è rimasta in Nepal mentre il Paese affronta le conseguenze delle alluvioni. Il monsone, riferisce Sunita, non è ancora terminato.
In questi mesi Sunita Shakya controlla il telefono più spesso del solito. A Kathmandu ci sono suo padre, sua sorella e tutta la famiglia, mentre il Nepal continua a fare i conti con le conseguenze delle inondazioni che hanno devastato il Paese. Il bilancio è salito ad almeno 1.500 morti e 6 mila dispersi; le ricerche dei resti delle vittime proseguono soprattutto nelle aree più difficili da raggiungere. «Anche cinque minuti fa mi ha chiamato mio papà: piove ancora. Il monsone per il Nepal è sempre un periodo difficile, ma quest’anno è successo qualcosa di molto più grave». Sunita compirà 50 anni questo mese. È nata a Kathmandu ma da 16 vive a Verona, dove lavora come estetista ed è arrivata dopo il matrimonio con un veronese. 🔗 Leggi su Corrieredelveneto.corriere.it
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