Sul caso Hanning il vero danno è compromettere la fiducia tra i servizi Parla Teti
Il caso Hanning riguarda la fiducia tra i servizi e il rischio che informazioni riservate vengano portate fuori dall’interno di un apparato, secondo Teti. «Il problema più grave non è sempre il segreto che l’avversario riesce a rubare dall’esterno. A volte è quello che qualcuno riesce a portare fuori dall’interno», afferma. La frase mette a confronto il furto di segreti da parte di un avversario con la sottrazione di informazioni da parte di qualcuno che opera all’interno, indicando nella fiducia tra i servizi il punto centrale del caso.
“Il problema più grave non è sempre il segreto che l’avversario riesce a rubare dall’esterno. A volte è quello che qualcuno riesce a portare fuori dall’interno”. Per Antonio Teti, esperto di intelligence, cybersecurity e intelligenza artificiale, è questa la lezione più importante del caso August Hanning, l’ex direttore del Bnd coinvolto in un’inchiesta che ipotizza un prolungato flusso di informazioni riservate dall’intelligence tedesca. Una vicenda che, al di là dell’esito giudiziario, apre interrogativi sulla sicurezza interna dei servizi, sulla tutela delle informazioni condivise tra alleati e sulla capacità delle agenzie europee di individuare in tempo le minacce provenienti dall’interno. 🔗 Leggi su Formiche.net

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