Un album più intimo e introspettivo meno politico dei precedenti e che prende il nome da una canzone suonata anche da Marangolo e Tempera Il Maestrone la cantò all’Olympia di Parigi Fra i brani ‘Culodritto’ che Guccini ha dedicato alla figlia Teresa
Un album del 1987 presenta un tono più intimo e riflessivo rispetto ai lavori precedenti, con meno contenuti politici. Il titolo deriva da una canzone eseguita anche da altri artisti in un concerto a Parigi. Tra i brani figura ‘Culodritto’, dedicata alla figlia dell’autore. La canzone ‘Signora Bovary’ raramente entrava nelle scalette, ma rappresenta il carattere più personale di questo disco, che si distingue per un approccio più introspettivo.
Signora Bovary non finiva spesso in scaletta, anzi quasi mai. Eppure la canzone che dà il titolo all’ album del 1987 è paradigmatica di un disco che è sicuramente meno politico di quelli dei decenni precedenti, ma decisamente più introspettivo. E sicuramente anche familiare, non mettendo in contraddizione questi due termini. Perché la canzone Signora Bovary si porta dentro tutto lo spleen anche musicale in cui il sax di Antonio Marangolo e il piano di Vince Tempera fanno da contrappunto alle parole. "E i giorni goccioleranno come i rubinetti nel buio e diremo: un momento, aspetti, per non essere mai pronti. Signora Bovary, coraggio pure tra gli assassini e gli avventurieri in fondo a quest’oggi c’è ancora la notte in fondo alla notte c’è ancora, c’è ancora". 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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