Castro scontri trame e Berlinguer | la nostalgia rossa del leader Massimo
Massimo D’Alema ha ricordato due episodi della sua giovinezza e carriera: in passato, ha ammesso di aver lanciato una molotov, e come presidente del Consiglio ha dichiarato che il lavoro stabile era ormai superato. La sua memoria si sofferma su momenti di passione politica e cambiamenti sociali, evidenziando aspetti personali e pubblici del suo percorso.
Di Massimo D’Alema si ricordano due cose: la confessione di avere tirato, da giovane, una molotov e la considerazione, da presidente del Consiglio, che il posto fisso era ormai superato. Prima la passione militante e poi la politica post-ideologica. L’utopia e il potere. La ribellione e la realpolitik. La sua carriera potrebbe considerarsi racchiusa tra questi due estremi: la mobilitazione giovanile e poi bye bye classe operaia. Ma D’Alema resta un compagno incanutito fedele alla “ditta”, come dimostra la lunga intervista domenicale sul Corriere nella quale dialoga con Aldo Cazzullo a proposito del suo libro autobiorafico Eravamo comunisti. Ci avrete fatto caso: è un periodo fecondo di saggistica firmata da vari attori e comprimari della scena politica e quando questo avviene, non avviene mai per caso. 🔗 Leggi su Liberoquotidiano.it

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