Università e centri di ricerca un altro fronte della competizione tra Occidente e Cina
Le università e i centri di ricerca occidentali sono considerati vulnerabili a causa della loro apertura e internazionalizzazione, che potrebbero favorire infiltrazioni straniere. La preoccupazione cresce tra le autorità dei paesi democratici, che vedono in questi ambienti un possibile punto debole nella competizione con la Cina. La questione riguarda la protezione delle conoscenze e delle tecnologie sviluppate nei contesti accademici, considerati fondamentali per la sicurezza nazionale.
La preoccupazione sta crescendo oggi, forse con qualche decennio di ritardo, in tutto l’Occidente: le università e i centri di ricerca, proprio perché aperti, internazionali e interconnessi per loro natura e missione, possono diventare una superficie di vulnerabilità per gli Stati democratici. Non è soltanto una questione di spionaggio. È il risultato della sovrapposizione tra competizione tecnologica, sicurezza economica, intelligence e ricerca scientifica. E anche delle difficoltà finanziarie di molti sistemi universitari, che aumentano la dipendenza dai finanziamenti esterni. Il caso più recente è quello britannico. Il 30 settembre il Security Service (MI5) ha emesso il suo primo “ Espionage Alert ” rivolto alle università, mettendo nel mirino il China General Technology Research Institute (CGTRI). 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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