Se l’AI pensa al posto nostro Il dubbio la libertà e la sfida dell’era digitale nel libro di Cangini
Un nuovo libro esamina il ruolo dell’intelligenza artificiale, sottolineando che il rischio principale non è che l’AI inizi a pensare come gli esseri umani, ma che siano le persone a smettere di farlo. L’opera affronta temi come il dubbio, la libertà e le sfide dell’era digitale, evidenziando la possibilità che l’interazione con l’AI porti a un cambiamento nel modo di pensare e di agire degli individui.
Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale (absit iniuria verbis, poi capirete perché) impari a pensare come l’uomo. Ma che sia quest’ultimo a smettere di farlo. È da questa contraddizione che parte “La fine del pensiero. Inchiesta sulle condizioni dell’intelligenza e dello spirito critico nell’era digitale”, il nuovo libro di Andrea Cangini, presentato alla Camera di Commercio di Roma dalla Fondazione Luigi Einaudi, di cui l’autore è segretario generale. Con l’autore, il confronto ha visto protagonisti Carlo Calenda, leader di Azione; Giulio Tremonti, economista, già ministro dell’Economia e presidente dell’Aspen Institute Italia; e Walter Quattrociocchi, professore ordinario di Informatica alla Sapienza e direttore del Center of Data Science and Complexity for Society. 🔗 Leggi su Formiche.net

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