Le oscenità di Bettini sull’Ucraina e l’assalto lavrovriano a Schlein
Goffredo Bettini ha commentato le forniture di armi all’Ucraina, definendole “difensive” e sostenendo che in guerra non cambiano molto. La sua posizione suggerisce che le armi siano inviate solo in un contesto negoziale, ma questa condizione appare contraddittoria. Le sue affermazioni sono state criticate come ambigue e poco chiare, creando polemiche nel dibattito pubblico. La discussione riguarda anche il ruolo di altri esponenti politici e le loro posizioni sulla guerra e il supporto militare.
La mediazione, chiamiamola così, di Goffredo Bettini è furbetta. Armi all’Ucraina ma «difensive», una cosa che in guerra non significa niente: mandiamo pistole ad acqua? E poi solo in un quadro negoziale, cioè un’aporia: se si tratta è chiaro che non si spara. Ma siccome non dice seccamente «no alle armi», la trovata di Goffredone non va bene nemmeno al bettiniano Giuseppe Conte. Ma questo è niente. È tutto il resto della lettera pubblicata dal Corriere della Sera (sarebbe stato più congruo Il Fatto) che davvero sembra molto ispirato alle tesi del Cremlino. «Le ragioni di Mosca» che non sarebbero state tenute in considerazione; lo sprezzo per il capo della resistenza antifascista Volodymyr Zelensky; la volontà espansionistica della Nato: e via dicendo. 🔗 Leggi su Linkiesta.it
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