Naza la recensione | il buio di Tel Aviv scioglie la lingua degli architetti del genocidio mentre la luce dell’umanità si spegne
Il film “Naza” dura 80 minuti e rappresenta un racconto che trasmette un'intensa quantità di dolore in un tempo limitato. Ambientato a Tel Aviv, il film affronta temi legati al genocidio, rappresentando attraverso le immagini e le parole il buio di quegli eventi. La narrazione si concentra sulla perdita dell’umanità e sull’effetto della violenza, mostrando come la memoria di quegli atti si rifletta sulle vite degli individui coinvolti.
Dura appena 80 minuti, Naza, eppure sembrano essere molti di più, perché appare impossibile che, in neanche due ore, si possa concentrare tanto dolore. Premio della Giuria a Venezia 83, dov’è stato presentato in anteprima, il documentario firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor -già autori di No Other Land, vincitore di un Oscar – è approdato nelle sale italiane lunedì 28 settembre, e vi rimarrà fino a domani, 30 settembre. In seguito, il progetto sarà disponibile online sul sito del Guardian, che lo ha prodotto. Lo scopo dei due registi -ferocemente attaccati dal governo israeliano, e per i quali il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto la revoca della cittadinanza- non è, del resto, vendere la loro opera, ma far sì che quante più persone possibile possano vedere, sapere, capire. 🔗 Leggi su Metropolitanmagazine.it
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