La diffusione di immagini intime può spingere le vittime al suicidio Cosa fare in caso di revenge porn e sextortion?
Dal 2019, un servizio offre assistenza gratuita e anonima a chi subisce la diffusione non autorizzata di immagini intime. Il fenomeno del revenge porn e sextortion può portare le vittime a gravi conseguenze, incluso il rischio di suicidio. Il servizio si propone di supportare chi si trova in queste situazioni, fornendo aiuto senza richiedere dati identificativi. La diffusione di immagini intime senza consenso resta un problema che può avere ripercussioni profonde sulla salute mentale delle persone coinvolte.
Milano – “PermessoNegato  nasce nel 2019 per colmare un vuoto: offriamo aiuto gratuito, nel pieno anonimato, a chi subisce la diffusione non consensuale di immagini intime. L'associazione opera con un approccio multidisciplinare, grazie alle competenze messe a disposizione da avvocati, psicologi ed esperti di sicurezza informatica. Ad oggi si sono rivolte a noi oltre 6mila persone: essendo reati di vergogna purtroppo sappiamo bene che molti preferiscono non chiedere aiuto”. A volte con conseguenze tragiche. Uno dei primi casi venuti all’attenzione nazionale fu quello di Carolina Picchio, quattordicenne di Novara che nel 2013 perse conoscenza per aver bevuto troppo e fu ripresa da un gruppo di ragazzi che simulava atti sessuali. 🔗 Leggi su Ilgiorno.it

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