La musica che resiste a Gaza | la storia di Ramzi Aburedwan e della scuola Al Kamandjati
Nel 1987, durante la prima Intifada, un fotografo della Reuters scattò un’immagine di un ragazzino con capelli neri e giubbotto arancione, che teneva due pietre in mano, pronto a lanciarle contro un tank israeliano.
Nel 1987, durante la prima Intifada, un fotografo della Reuters scatta un’immagine che fa il giro del mondo: un ragazzino dai capelli neri e il giubbotto arancione, con una pietra in ciascuna mano, pronto a scagliarle contro un tank israeliano. Quel ragazzino è Ramzi, cresciuto nel campo profughi di Al Am’ari, a Ramallah. Ma quella foto racconta solo una parte della verità. Ramzi lanciava quelle pietre perché un minuto prima suo cugino era stato ucciso sotto i suoi occhi da un proiettile sparato da quel carro armato. La svolta arriva grazie a un incontro fortuito a un incrocio stradale, dove Ramzi vende giornali e sigarette per sopravvivere. Un'impiegata dell'Università di Bir Zeit lo nota e lo introduce al Conservatorio di Ramallah. 🔗 Leggi su Vanityfair.it
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