Contro la disinformazione Burnham punta sulla resilienza della società
Andy Burnham ha affermato che la vulnerabilità di una società alla disinformazione non si valuta solo attraverso l’uso dello schermo, ma anche considerando fattori come il costo della vita, la condizione dei giovani che non studiano né lavorano e il livello di fiducia nelle istituzioni. Ha sottolineato che la resilienza sociale dipende anche da questi aspetti, che influenzano la capacità di resistere alla diffusione di informazioni false.
Per Andy Burnham la vulnerabilità di una società alla disinformazione non si misura soltanto davanti a uno schermo. Dipende anche da quanto quella società è fragile fuori dalla rete: dal costo della vita, dalla condizione dei giovani che non studiano e non lavorano, dalla fiducia nelle istituzioni. È anche per questo, secondo il premier britannico, che le campagne di influenza straniere possono trovare terreno fertile. Il tema è emerso nel discorso pronunciato da Burnham all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ha annunciato la creazione di un National Centre for Information Defence. Il nuovo centro dovrà «individuare, attribuire e interrompere» le operazioni informative ostili condotte da potenze straniere contro il Regno Unito, con particolare attenzione alla Russia. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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