Ageismo in corsia | l’importanza di curare la persona senza stigma
Un anziano entra in ospedale e porta con sé una lunga storia, abitudini, paure, desideri, malattie, risorse e autonomia. Si evidenzia che spesso si tende a focalizzarsi solo sulla condizione fisica, trascurando gli aspetti umani e le capacità di reazione. La discussione si concentra sull'importanza di considerare la persona nel suo complesso, evitando stereotipi legati all’età e stigmatizzazioni che possono influire sulla qualità delle cure.
Quando entra in ospedale, un anziano porta con sé molto più dei suoi anni. Porta una storia, abitudini, paure, desideri, malattie ma anche risorse, autonomia, capacità di reagire. Eppure può bastare un numero, 80, 85, 90, perché tutto il resto finisca improvvisamente sullo sfondo. Prima ancora della persona, si vede l’età. Prima ancora del paziente, il vecchio. È una delle forme più sottili dell’ ageismo, l’insieme di stereotipi, pregiudizi e discriminazioni legati all’età che può insinuarsi proprio nel luogo nato per curare: la corsia. Un sintomo viene attribuito agli anni, una caduta alla fragilità, una confusione alla senilità, una terapia considerata troppo rischiosa prima ancora di chiedersi chi sia davvero quella persona e quali possibilità abbia. 🔗 Leggi su Panorama.it

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