Lev Trotsky il rivoluzionario che la Russia di Putin vorrebbe ma non può dimenticare
Il 21 agosto 1940, a Città del Messico, un ex rivoluzionario è stato ucciso da un agente sovietico. Sono passati 86 anni da quel giorno, e nel frattempo l’Unione Sovietica si è dissolta, mentre la Russia ha abbandonato il comunismo. La morte di questa figura storica avviene in un contesto di tensione tra passato e presente.
L’anniversario è passato da pochi giorni: il 21 agosto 1940 Lev Trotsky moriva a Città del Messico, assassinato da un agente sovietico. Sono trascorsi 86 anni, l’U è scomparsa e la Russia di Putin ha abbandonato il comunismo. Eppure Trotsky torna nel dibattito mentre le guerre di oggi riaprono conflitti sepolti: in Ucraina, dove eserciti e nazioni combattono anche per la propria memoria storica; in Medio Oriente, dove identità, territori e narrazioni del passato sono parte stessa dello scontro. La memoria non è dunque soltanto ciò che resta delle guerre: è spesso ciò per cui si combatte. E Trotsky ne è una delle figure più ingombranti In Russia l`avversione non è soltanto nei libri di storia. 🔗 Leggi su It.insideover.com
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Rivoluzione Russa: la rivoluzione di ottobre (1917) | Lenin, Bolscevichi e la presa del potere
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