Falsi certificati anti-Cpr perquisiti 23 medici La procura di Ravenna contesta l’associazione a delinquere Intanto la destra invoca radiazioni e punizioni esemplari
In Italia, 23 medici sono stati perquisiti ieri in diverse città nell’ambito di un’indagine su falsi certificati anti-Cpr. La procura di Ravenna ha contestato l’associazione a delinquere e sta coordinando le operazioni. Cinque medici sono stati convocati anche in Questura a Bologna. L’inchiesta, partita da Ravenna, si sta estendendo a livello nazionale. La questione riguarda sospetti di irregolarità legate a certificazioni false.
Sono 23 i medici perquisiti ieri in diverse città italiane e cinque quelli convocati in Questura a Bologna, per un’inchiesta che, partita da Ravenna, si sta allargando a tutto il Paese. È quella sulle presunte false certificazioni per impedire il trattenimento di cittadini stranieri nei Cpr. Al centro dell’indagine, in questa nuova fase, Nicola Cocco, infettivologo ed eminente esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, considerato dagli inquirenti ravennati un “referente” sul tema per i colleghi coinvolti. È l’unico dei perquisiti a rispondere formalmente come indagato, e lo fa per un’ipotesi pesante: associazione a delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri, con altre posizioni ancora al vaglio. 🔗 Leggi su Lanotiziagiornale.it
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