Si può parlare di teatro anche nei territori occupati | il bordermindproject di Marco Monfredini
Un progetto intitolato Bordermind, ideato da Marco Monfredini, coinvolge anche territori occupati, portando il teatro in contesti di conflitto. Da sempre, il teatro occidentale si è confrontato con la guerra, come dimostra la tragedia greca, che rappresenta un richiamo agli effetti devastanti dei conflitti sui singoli e sulle comunità . La presenza di spettacoli in aree di occupazione evidenzia come il teatro possa essere uno strumento di presenza e testimonianza anche in situazioni di tensione.
Da quando esiste in Occidente, il teatro ha avuto a che fare con la guerra. La tragedia greca è, fra l’altro, un monumento e un monito perenni sull’orrore dei conflitti fra i popoli e le loro devastanti conseguenze a tutti i livelli della vita individuale e sociale. Fin dalle origini, insomma, si afferma naturalmente una vocazione pacifista del teatro, nonostante che, da Eschilo a Seneca, a Shakespeare e oltre, siano proprio la drammaturgia e la rappresentazione a mostrarci in tutta la sua forza irresistibile il fascino perverso che la guerra esercita da sempre sugli esseri umani. La consapevolezza della quasi inevitabilitĂ dei conflitti... 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it
FULLI Fell Through The Deep Sea Into A Savage World—Then Every Tribe Wanted Me
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