Il ghiacciaio non guarda i confini di Olivia Ninotti
Il 26 agosto, due giorni prima della pubblicazione di un articolo su La Repubblica, una parte del ghiacciaio del Langtang-Lirung, tra Nepal e Tibet, si è staccata improvvisamente. La frana di roccia e ghiaccio ha causato un rumore forte e violento, rilevato come un terremoto dai sismografi. Nessuno si aspettava quel distacco, che si è verificato senza segnali preavviso.
Il 26 agosto, due giorni prima che l’articolo di Massimo Recalcati uscisse su La Repubblica, un pezzo del ghiacciaio del Langtang-Lirung, al confine tra Nepal e Tibet, si è staccato di colpo: nessuno se lo aspettava, e la colata di roccia e ghiaccio che ne è seguita è stata così violenta da essere scambiata, sui sismografi, per un terremoto. Nei giorni successivi il conto dei morti ha continuato a salire, insieme a quello, più angosciante, dei dispersi: sono quasi milletrecento i morti accertati e oltre cinquemila i dispersi tra Nepal e Tibet. Terrò questa immagine per la fine: è il punto più scomodo che manca all’articolo di Recalcati, ma prima gli va reso ciò che gli spetta. 🔗 Leggi su Tpi.it

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