Elena Improta | Anch’io davanti al bivio della solitudine avevo deciso di farla finita portando con me mio figlio Sono riuscita a darmi un' ultima possibilità | provare a costruire una comunità
Una donna ha raccontato di aver pensato di togliersi la vita portando con sé il figlio, ma ha deciso di darsi un’ultima possibilità cercando di creare una comunità intorno a sé. La sua testimonianza acquista rilievo dopo un caso di omicidio-suicidio familiare avvenuto in una zona della città, che ha riacceso il dibattito sui diritti, sull’assistenza e sulla solitudine delle persone che si occupano di familiari fragili.
La sua storia, oggi, assume una forza particolare anche a seguito del caso di Pietralata, il drammatico omicidio-suicidio familiare, che ha riportato al centro del dibattito il tema dei diritti, dell'assistenza e della solitudine dei caregiver. Partiamo proprio da qui: che cosa significa sentirsi soli quando si vive accanto a una persona con disabilità? «La solitudine non è un'assenza fisica. Quando un caregiver dice di sentirsi isolato, si riferisce soprattutto a una questione culturale: non si sente compreso. La nostra comunità non è ancora pronta a condividere davvero le fragilità. Ne parliamo, ma continuiamo a ghettizzare la disabilità. 🔗 Leggi su Vanityfair.it
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