Andrea Ricciotti l’intervista al regista | I numeri non mi bastavano avevo bisogno di raccontare storie
Un regista ha abbandonato un percorso di studi in ingegneria informatica, considerato stabile e rassicurante, per dedicarsi al cinema. Dopo aver lasciato quell’ambito, ha deciso di concentrarsi sul racconto di storie, lasciando da parte i numeri e i dati. La scelta ha rappresentato una svolta personale, anche se all’inizio non si trattava di una decisione pienamente consapevole, ma più di una frattura rispetto a un percorso precedente.
Ci sono scelte che, mentre le compi, non hanno ancora la forma di una scelta. Assomigliano più a una frattura. Andrea Ricciotti ne ha fatta una quando ha lasciato Ingegneria informatica, un percorso ordinato, riconoscibile, persino rassicurante, per inseguire qualcosa che allora era molto più difficile da spiegare: il bisogno di raccontare storie. Forse è anche per questo che, parlando con lui, torna spesso una parola: ordine. Andrea Ricciotti lo cerca sul set, nel montaggio, nel rapporto con le persone con cui lavora. Lo cerca persino dentro una professione che dell’imprevisto, dell’incertezza e del compromesso ha fatto quasi una grammatica. Eppure il cinema, per lui, sembra nascere esattamente dal movimento opposto: da ciò che quell’ordine lo rompe. 🔗 Leggi su Virgilio.it

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