Serpenti recensione | l' asserzione umana di una realtà volutamente impunita

Notizia in breve

Un film che evita il cinema sociale e si ispira a Kafka, Beckett e Camus, affronta la violenza di genere attraverso un racconto che richiama un’odissea. La narrazione si concentra su una realtà percepita come impunita, senza ricorrere a retoriche, e si distingue per un approccio che mette in scena l'asserzione umana di una condizione di impunità. La storia si svolge senza commenti, puntando sulla rappresentazione delle dinamiche di violenza e sulla percezione di una realtà che sembra sfuggire a ogni controllo.

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Roberto De Paolis Maino evitando intelligentemente il cinema sociale si rifà a Kafka, Beckett e Camus per tratteggiare un'odissea capace di raccontare la violenza di genere senza mai sfiorare la retorica. Alla sceneggiatura la pregevole firma dei Fratelli D'Innocenzo. L'assuefazione alla violenza, la redenzione, lo schema burocratico che ingoia e toglie aria. Come dire, e per usare la più classica delle frasi fatte, in Serpenti di Roberto De Paolis Maino si ride per non piangere. Oltre a essere un trattato umano su cosa sia diventata la società (riassunta in una manciata di personaggi), il film - un ottimo film - è anche un insieme di splendide e goduriose interpretazioni; una specie di manuale di recitazione messo insieme dal regista e dalla direzione del casting. 🔗 Leggi su Movieplayer.it

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