Deas hacker italiani a difesa del patrimonio artistico
Un museo oggi si basa su sistemi digitali come videosorveglianza Ip, controllo degli accessi e sensori ambientali. Questi strumenti sono fondamentali per la gestione e la tutela delle opere e delle infrastrutture. Oltre alle sale e agli spazi aperti, l'infrastruttura include archivi digitali e piattaforme di gestione delle collezioni. La connessione tra questi componenti rende il museo una rete complessa, che richiede protezione contro possibili attacchi informatici.
Roma, 3 set. (Adnkronos) - Un museo oggi è anche una rete. Dietro le sale, le opere e gli spazi aperti al pubblico esiste un'infrastruttura fatta di sistemi di videosorveglianza Ip, controllo degli accessi, archivi digitali, sensori ambientali, dispositivi connessi e piattaforme per la gestione delle collezioni. La trasformazione digitale ha cambiato profondamente il modo in cui il patrimonio culturale viene conservato, studiato e reso accessibile. Ha anche introdotto nuove superfici di rischio, proprio mentre sta cambiando la criminalità che prende di mira musei, collezioni e opere d'arte. È su questo terreno che Deas vuole portare una visione maturata negli anni nel mondo della cybersecurity italiana: valorizzare la cultura hacker e mettere le sue migliori competenze al servizio degli asset strategici del Paese. 🔗 Leggi su Iltempo.it

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