Vauro | No non sto con Ranucci Si è autoproclamato martire ma il giornalismo non è vanità
Vauro ha dichiarato di non sostenere Ranucci, accusandolo di essersi autoproclamato martire. Ha aggiunto che il giornalismo non è vanità e ha criticato Ranucci per aver partecipato, secondo lui consapevolmente o meno, a un teatrino di vanità che avrebbe sostituito il giornalismo vero. La posizione di Vauro si basa su questa valutazione critica, senza entrare in questioni giudiziarie.
«Non sto con Ranucci perché, al di là di ogni questione giudiziaria, consapevolmente o meno, si è fatto partecipe del teatro delle vanità che ha sostituito il giornalismo da tempo». Vauro, vignettista, da sempre refrattario agli ordini di scuderia, rifiuta di arruolarsi nella crociata a difesa dell’ex conduttore di Report. Cosa gli rimprovera?«Il narcisismo. Così spinto da autoproclamarsi martire. Si è paragonato a Moro, Falcone e Borsellino. Voglio dire: Ranucci sostiene che Lavitola abbia dei problemi psicologici, e probabilmente è vero, ma si vede che chi ha problemi psicologici si attrae a vicenda. Paragonarsi a delle vittime di mafia, quando lui non è affatto morto in quell’attentato “amoroso”, stando a come lo racconta Lavitola, mi sembra l’apice di questo teatrino delle vanità. 🔗 Leggi su Roma.corriere.it

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