Confessioni dietro le sbarre | botte terrore depressione Il mio inferno alla Dogaia
Un detenuto ha scritto di vivere un ambiente di violenza e terrore nel carcere di Prato, descrivendo botte e depressione. Nella comunicazione, ha riferito di sentirsi abbandonato e senza tutela, sottolineando uno stato di paura e angoscia che lo avrebbe colpito profondamente. La lettera rivela condizioni di grande difficoltà all’interno della struttura carceraria, senza dettagli su eventuali interventi o risposte ufficiali.
Prato, 28 agosto 2026 – “Ti scrivo per informarti dell’ inferno che si vive all’interno della casa circondariale di Prato (.) Non mi trovo tutelato a dovere, vivo terrorizzato e con paure che mi sconvolgono la mente e l’anima”. Il brivido lungo la schiena per chi non ha un pezzo di ghiaccio al posto del cuore sale qui: “L’unico modo per essere presi in considerazione dalle guardie è essere costretti a tagliarci con le lamette (.) Vi prego, diffondete queste mie confessioni in modo tale che l’opinione pubblica sappia ciò che avviene in uno dei peggiori carceri d’Italia”. Serve stomaco per buttar giù la lettera aperta - di cui La Nazione è entrata in possesso - scritta a mano, di getto, da un detenuto di 59 anni ristretto alla Dogaia dopo essere stato trasferito da Sollicciano. 🔗 Leggi su Lanazione.it

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