La lunga strada di Dunia Baroud El-Khoury contro la desertificazione per coltivare la speranza | La cosa più difficile è trasformare la mentalità

Notizia in breve

Durante la Cop17 mongola, le delegazioni sono rimaste bloccate tra incontri a causa di muri d'acqua che ostacolano il passaggio nei corridoi. La protagonista di questa vicenda, Dunia Baroud El-Khoury, ha dedicato il suo impegno alla lotta contro la desertificazione, sottolineando come la sfida più grande sia cambiare le mentalità. La manifestazione si svolge in un clima di tensione legato alle difficoltà di attraversare gli spazi e proseguire con i negoziati.

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È il motto della Cop17 mongola. Qui il sole generoso lascia spazio a muri d'acqua che tengono temporaneamente in ostaggio intere delegazioni, bloccate tra un incontro e l'altro perché incapaci di attraversare i corridoi per raggiungere la sessione di negoziati successiva. Ma non tutti restano fermi. C'è chi indossa sacchetti di plastica ai piedi per non affondare nel fango. Uno blu, uno bianco e rosso. Come Dunia Baroud El-Khoury, che attraversa il viale centrale sotto la pioggia. Libanese, lavora da oltre trent'anni la terra della valle della Bekaa, una vasta pianura agricola tra Beirut e il confine con la Siria. Oggi ha quattro figli, cinque nipoti, e la stessa tenacia di quando ha mosso i primi passi: prima sul campo, ora tra le sale dove si definiscono le politiche sul futuro della terra, quella con la T minuscola. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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© Vanityfair.it - La lunga strada di Dunia Baroud El-Khoury contro la desertificazione, per coltivare la speranza: «La cosa più difficile è trasformare la mentalità»
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