Graceland di Paul Simon suona ancora benissimo anche 40 anni dopo ma quando è uscito l' avevamo frainteso
Quarant’anni dopo la sua uscita, “Graceland” di Paul Simon continua a essere apprezzato, anche se all’epoca si è spesso frainteso. L’etichetta di “disco africano” è stata usata per descriverlo, ma ora si suggerisce di abbandonare questa definizione che, nel tempo, si è rivelata riduttiva.
A quarant’anni da Graceland forse dovremmo smettere di fare quello che facciamo da quattro decenni: chiamarlo “il disco africano di Paul Simon”. È una definizione comoda, rassicurante, ordinata. E totalmente sbagliata. Graceland non è un album africano, né un esercizio di world music ante litteram, né una cartolina sonora dal Sud del mondo. È qualcosa di molto più destabilizzante: un paradosso perfetto, un cortocircuito culturale che ancora oggi non sappiamo bene dove archiviare. E lo dico subito, senza girarci attorno: per chi scrive, Graceland è semplicemente uno dei dischi più belli degli anni Ottanta, se non da podio, da cinquina. Non “importante”, non “influente”, non “storico”. 🔗 Leggi su Gqitalia.it

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