Noi sotto le bombe salvi grazie all' arte alla musica al teatro e al cinema Amila Ramovi? racconta Sarajevo trent' anni dopo e invita a guardare la città oggi con occhi diversi
Nel 2026, Sarajevo si presenta con strade rinnovate e edifici ricostruiti, testimoni di tre decenni di ricostruzione dopo l’assedio del 1992. La città, una volta segnata dalla guerra, ospita oggi teatri, musei e sale cinematografiche pieni di vita, dove si svolgono concerti e rappresentazioni teatrali. La memoria delle bombe e del conflitto si mescola con la vitalità di un centro urbano che si è ricostruito nel tempo.
Sarajevo nel 2026 non è più soltanto la città dell’assedio più lungo della storia moderna, che iniziò con la conquista dell'aeroporto nella notte tra il 4 e il 5 aprile ‘92, durò 1.425 giorni, vide la morte di più di 11.000 persone - tra cui 1.601 bambini - e 50.000 feriti. Sarajevo è ormai la città di due generazioni diverse: quelli che c’erano, allora. E quelli che sono nati dopo, e hanno vissuto senza conoscere granate, cecchini, bombardamenti, fame e freddo. «Noi che c’eravamo siamo la generazione che ha avuto la missione di creare una nuova società. Dalla distruzione a cui abbiamo assistito è nata l’esigenza di creare un futuro basandosi sulle cose che abbiamo imparato durante la guerra – mi spiega Amila Ramović, intellettuale sarajevese che mi accompagnerà alla scoperta di questa città indimenticabile e dei suoi cambiamenti. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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