La mammosfera e il MeToo della depressione post partum
Un nuovo movimento, chiamato “mammosfera”, sta attirando attenzione online, confrontando le esperienze delle donne con depressione post parto. La discussione si sviluppa sui social, dove si condividono storie e difficoltà. L’uso dei social come spazio di confronto nasce dopo la chiusura dei manicomi, con l’obiettivo di trovare sostegno, ma spesso si scontrano con problemi di privacy e superficialità.
Quando sono stati chiusi i manicomi, siccome non si sapeva dove mettere le persone, qualcuno si è inventato i social. Il problema è che i social sono un centro di igiene mentale dove nessuno viene curato; anzi, parliamo di un ospedale dove la malattia viene incoraggiata, apprezzata, ricompensata, a volte inventata pur di partecipare a questo raduno di gente che spera di ammalarsi sempre di più, sempre peggio, ma mai abbastanza. Come ogni culto, anche questo prevede il martirio come unica forma di accettazione sociale. Insomma, è successo che quelle col PhD in Münchhausen, negli scorsi giorni, hanno dato il via al #MeToo della depressione post partum, il tutto comodamente da casa, con una ring light in faccia e un neonato in braccio. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

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