Siria caduto Assad non finiscono le torture La morte in custodia di un ex Casco Bianco solleva di nuovo la questione delle violenze della polizia
La morte di un ex volontario in custodia ha riacceso le proteste in Siria, evidenziando che le pratiche di tortura e violenza della polizia persistono anche sotto il nuovo governo. L’uomo, 29 anni, era stato arrestato con l’accusa di furto ed è deceduto durante la detenzione. La vicenda ha portato alla ribalta le modalità di repressione ancora in uso, simili a quelle del regime precedente, nonostante le promesse di cambiamento.
La “nuova” Siria ha sistemi di polizia e pestaggi simili alla vecchia, quella di Assad. A scatenare la protesta è la morte di Mohammad Ghamira, 29 anni: padre di due figli, è stato arrestato per un presunto furto. Dalla stazione di polizia è poi finito in ospedale, dove è morto. Ghamira era affetto da emofilia e i parenti ritengono che le botte prese durante il fermo possano aver provocato le ferite letali. Dopo il funerale, è montata la protesta. I funzionari del governo del presidente Ahmad al-Sharaa – ex leader di Al Qaeda e poi di Hay’at Tahrir al-Sham – conoscono bene l’importanza del tema delle torture da parte delle forze governative, perché è un argomento che loro stessi hanno denunciato durante la sollevazione al regime di Assad. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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