Bruzzone | Il conflitto non si vive più si registra e si rilancia È la trappola dei social I ragazzi non percepiscono la gravità sono catturati dall’immagine vincente

Notizia in breve

Secondo una criminologa, i giovani non vivono più il conflitto, ma lo documentano e lo condividono sui social media. La tendenza è a mostrare le immagini di violenza e a rilanciarle online, senza percepire la reale gravità delle azioni. La dinamica si concentra sulla vittoria visiva e sulla viralità delle immagini, più che sull’esperienza diretta del conflitto.

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Secondo la criminologa, il conflitto non viene più semplicemente vissuto ma deve essere mostrato, registrato e rilanciato, soprattutto quando l’altro viene sconfitto attraverso la violenza. La violenza, in questo contesto, diventa un contenuto condivisibile per dimostrare che un’offesa è stata lavata nella maniera più violenta possibile. Bruzzone ha osservato, poi, che oggi visibilità e approvazione dal grande pubblico sono diventate sinonimo di potere per molti adolescenti. Quel potere, secondo la criminologa, nasce dall’esigenza di sembrare forte, temuto, dominante, cattivo, un soggetto che non si fa mettere sotto. Molti adolescenti, come spiegato dalla criminologa, non percepiscono la gravità di quello che fanno perché sono catturati dal fatto che quel contenuto metterà in mostra una parte di loro vincente, forte e assertiva. 🔗 Leggi su Orizzontescuola.it

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