Il silenzio le osterie e il peso delle parole | Cremonini ricorda Guccini e fa un appello a Valditara
Un artista ha descritto il silenzio di ieri, paragonandolo al caos delle osterie notturne, e ha ammesso di aver passato la notte senza dormire. Ha ricordato le discussioni, le risate e le melodie stonate che si svolgono in ambienti simili. In un altro passaggio, ha fatto un appello a un ministro dell’istruzione, senza specificare i dettagli del contenuto. La riflessione si concentra sui contrasti tra il rumore e il silenzio, tra vita sociale e solitudine.
«C’era un gran silenzio fuori ieri e dentro tutto il trambusto possibile. Così non ho chiuso occhio stanotte. Non avendo conosciuto l’ebbro vociare delle osterie fuori porta ho pensato che questo turbamento somigliasse a quel casino notturno di discussioni e risate e accordi di barrè per chitarre stonate». È partendo da questa inquietudine notturna che Cesare Cremonini ha affidato ai social una densa e profonda riflessione dedicata a Francesco Guccini, scomparso ieri e figura centrale della canzone d’autore, un riferimento umano prima ancora che artistico. I padri e il potere del linguaggio. Nel racconto di Cremonini, la figura del maestrone di Pavana si sdoppia: da un lato c’è l’uomo, «il padre di Teresa, a cui voglio bene», dall’altro un padre ideologico per intere generazioni. 🔗 Leggi su Open.online
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