Mi sposo in Chiesa soltanto per farti felice quando il rifiuto del sacramento rende nullo il matrimonio canonico
Se uno o entrambi i futuri sposi partecipano alla cerimonia religiosa senza voler ricevere il sacramento, il matrimonio canonico può essere considerato nullo. Questo perché il rifiuto del sacramento, anche se si celebra in chiesa, impedisce di considerare valido il matrimonio secondo il diritto canonico. In tali casi, il matrimonio si basa solo sulla celebrazione civile e non ha validità religiosa. La presenza in chiesa non implica automaticamente l’accettazione del sacramento.
Può accadere, tuttavia, che uno o entrambi i futuri coniugi, pur partecipando alla celebrazione religiosa, escludano consapevolmente la dimensione sacramentale dell’unione. In tali circostanze, il diritto canonico ravvisa un vizio del consenso che può condurre alla dichiarazione di nullità del matrimonio. Non viene infatti rifiutata la sola cerimonia religiosa, ma il matrimonio stesso nella sua autentica natura, così come voluto dalla Chiesa. Nella pratica, questa volontà difficilmente viene manifestata con dichiarazioni esplicite. Più frequentemente emerge attraverso espressioni quali: «Mi sposo in Chiesa soltanto per farti felice» oppure «Lo facciamo per non deludere i nostri genitori». 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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