Jacqueline Jobling dj in Sardegna negli anni Sessanta | A Olbia non avevano abbastanza dischi Provammo a Roma Tornammo al Ritual con un centinaio di vinili e iniziai a farli suonare io
Negli anni Sessanta, una DJ britannica si trasferì in Sardegna, dove lavorava con un numero limitato di dischi. Dopo aver provato a trovare nuove tracce a Roma, tornò al locale di Olbia con circa cento vinili e iniziò a suonarli personalmente. Tentò anche di aprire un ristorante a Porto Rafael insieme a un’amica, ma l’impresa fallì. La DJ continuò a frequentare l’isola, organizzando eventi all’aperto con artisti, aristocratici e intellettuali.
Cercò di aprire un ristorante a Porto Rafael con un'amica, che si rivelò inaffidabile, ma continuò a frequentare la Sardegna: un party a cielo aperto con artisti, aristocratici, intellettuali. A una delle feste dell’epoca, a Castelcervo, la deejay conobbe l’architetto Andrea Fiore, noto come Andres, e niente sarebbe stato come prima. «Quella sera Andrea mi parlò di un club che stava per aprire a Baja Sardinia» ricorda Jacqueline Jobling. «Era stato vent’anni in Venezuela, nella foresta Amazzonica. Cercava pietre preziose con gli Indios. Rientrato in Italia, aprì una gioielleria a Porto Cervo, quando stava nascendo. Un suo amico, agente immobiliare, gli propose un acquisto in quella che adesso è Baja Sardinia. 🔗 Leggi su Vanityfair.it
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