Aumenti il latte laziale è il più colpito dalla crisi energetica colpa anche della chiusura dello stretto di Hormuz
Il settore del latte nella regione laziale registra i maggiori aumenti di costi di produzione rispetto ad altri settori. La chiusura dello stretto di Hormuz ha contribuito all’aumento dei costi energetici, incidendo sui prezzi di produzione. La crisi energetica ha aggravato una situazione già critica, caratterizzata da un calo dei prezzi di vendita del latte. Le conseguenze si riflettono in un incremento dei costi per gli allevatori e nelle difficoltà di mantenere la sostenibilità del settore.
Difficile trovare un settore più colpito dalla crisi energetica di quello del latte laziale. L’aumento dei costi di produzione dovuti alla chiusura dello stretto di Hormuz ha aggravato la salute di un comparto già segnato dal crollo dei prezzi del venduto. In tre anni gli allevatori hanno visto scendere il ricavo al litro da 57 centesimi ai 48 attuali, mentre al bancone la stessa quantità viene offerta anche a 2 euro, il 25% in più sul 2022. Ma da quando le bollette sono tornate più salate, i rincari legati ai sistemi di refrigerazione delle stalle e dello stesso latte rischiano di compromettere l’esistenza di tante piccole realtà , che insieme alle più grandi concorrono a produrre 200 milioni di litri l’anno, grazie a un centro di consumo come Roma. 🔗 Leggi su Roma.corriere.it
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