Nessun presidente potrà più attaccare lo ius soli
La Corte suprema ha stabilito che nessun presidente potrà più attaccare lo ius soli. La decisione si riferisce a un caso giudiziario legato all’amministrazione precedente. La professoressa di diritto dell’immigrazione ha commentato la sentenza, sottolineando che questa limita le azioni future dell’esecutivo in materia di cittadinanza. La pronuncia rappresenta un cambiamento significativo nelle politiche migratorie statunitensi, bloccando eventuali tentativi di ostacolare lo status di chi nasce negli Stati Uniti.
Raquel Aldana insegna diritto dell’immigrazione alla University of California Davis. La abbiamo raggiunta al telefono per commentare la decisione della Corte suprema in Trump v. Barbara. Molti docenti di diritto dell’immigrazione si aspettavano un risultato che confermasse la birthright citizenship. Ma la sentenza di ieri è molto più potente di quanto mi aspettassi. C’erano due possibilità: una era che i giudici si limitassero a dire che c’è una legge federale che protegge lo ius soli (l’Immigration and Nationality Act del 1952, ndr), ma che la Costituzione è soggetta a interpretazione e non garantisce necessariamente la birthright citizenship. 🔗 Leggi su Ilmanifesto.it
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