L’ape vale una dieta Coca-Cola meno di una sorgente e il colore più della menta
Molti degli elementi che finiscono nel cibo, nelle bevande o negli oggetti di uso quotidiano sono stati scelti in fasi precedenti e in luoghi lontani. La produzione coinvolge componenti come api selvatiche, cellule coltivate in bioreattori, risorse idriche, infrastrutture di trasporto e coloranti con sigle specifiche. Questi fattori determinano le caratteristiche finali di ciò che consumiamo, anche se spesso non sono visibili al momento dell'acquisto o del consumo.
Gran parte di ciò che arriva nel piatto, nel bicchiere o davanti agli occhi del consumatore è stato deciso molto prima e molto lontano. Da un’ape selvatica, da una cellula moltiplicata in un bioreattore, da una concessione idrica, da una linea ferroviaria o da un colorante indicato in etichetta con una sigla. Cinque notizie internazionali raccontano questa settimana gli attori che orientano i consumi senza quasi mai entrare nell’inquadratura. Si parte dal distretto di Jumla, nel Nepal occidentale, dove il lavoro delle api selvatiche si misura anche nel piatto e nella salute degli abitanti. Uno studio pubblicato su Nature e raccontato dal... 🔗 Leggi su Linkiesta.it
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