Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra
Durante la fiera Più libri più liberi, è stato presentato un certificato di antifascismo che ha provocato una reazione inattesa, rafforzando l’unità della destra. La proposta ha diviso gli organizzatori e alcuni partecipanti, generando tensioni tra chi lo sosteneva e chi lo criticava. La manifestazione si svolge ogni anno, attirando editori e lettori, ma questa iniziativa ha suscitato discussioni anche sui social. La polemica ha portato a un dibattito sul ruolo della memoria storica nella cultura.
La fiera della piccola e media editoria si chiama Più libri più liberi. Quest’anno l’ Aie (l’Associazione italiana editori), che la organizza, ha preso sul serio soprattutto la seconda metà del nome: per esporre alla prossima edizione (dal 4 all’8 dicembre 2026 alla Nuvola dell’Eur), gli editori dovranno firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare la Costituzione, a ripudiare fascismo e totalitarismi e a non farne apologia. A destra la misura è stata subito bollata come una patente di antifascismo. Con un dettaglio non secondario: senza quella firma, la candidatura non parte nemmeno. Liberi sì, ma solo una volta timbrato il modulo. 🔗 Leggi su Lettera43.it

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