Quel competitor che costringe Meloni a cambiare
Un competitor ha spinto il governo a modificare alcune decisioni. La discussione si svolge tra chi si considera un outsider e chi invece utilizza termini forti per descrivere l’avversario. La differenza tra le due posizioni si riduce a un punto di vista diverso, anche se entrambi si riferiscono allo stesso soggetto. La narrazione varia a seconda del contesto e delle modalità di presentazione.
Fra underdog e «feccia» il passo è breve anzi brevissimo. Sono la stessa faccia della stessa medaglia, al netto del pulpito che impone diverse impostazioni. Chi sgomita per ascendere può permettersi toni proibiti a chi governa. E sfrutta il vantaggio come meglio gli riesce. A Roberto Vannacci riesce piuttosto bene e anche per questo non va preso sottogamba. Senza i servizi della stampa nemica che lo ha creato dal nulla (con nemici simili a cosa serviranno mai gli amici), senza l’inetto Salvini che si è fatto usare come un taxi, il generale nemmeno esisterebbe. Ma ora che, senza gran merito, si trova al posto giusto nel momento giusto può sfruttare a piacimento due costanti entrambe redditizie. 🔗 Leggi su Cms.ilmanifesto.it

Ricciardi - Le contraddizioni di Meloni (17.12.25)
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