La crisi dell’Eurovision tra ipocrisia su Israele e boicottaggi
A Vienna si sta tenendo la celebrazione dei settant’anni dell’Eurovision Song Contest, ma l’atmosfera non è quella di una festa. La manifestazione, che ha radici profonde nel panorama musicale europeo, si trova al centro di tensioni legate alle posizioni politiche di alcuni paesi partecipanti. Mentre alcuni hanno scelto di partecipare, altri hanno deciso di boicottare o di esprimere critiche pubbliche, alimentando un dibattito acceso tra le nazioni coinvolte.
Settant’anni e non sentirli? Magari fosse così. L’ Eurovision Song Contest spegne 70 candeline a Vienna, ma l’aria che tira nella capitale austriaca non somiglia a quella di un compleanno felice. La kermesse che una volta spacciava il sogno di un’ Europa unita a colpi di sintetizzatori e coreografie improbabili, oggi si ritrova a gestire un inventario di cocci rotti, defezioni di massa e un imbarazzo istituzionale che neanche quintali di fondotinta riescono a coprire. Se una “Big Five” se ne va, significa che il meccanismo si è rotto. Il motto è ancora “ United by Music ”, ma la realtà è che siamo “ Divided by War ”. Il grande esodo non è una minaccia: è un dato di fatto che ha mutilato il cartellone.🔗 Leggi su Lettera43.it

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