Che civiltà è se si paga al prezzo della vita
Nel corso di un recente episodio, un individuo ha scritto una lettera aperta rivolta a un noto giornalista, esprimendo un forte senso di frustrazione e dolore. La comunicazione si apre con un tono di indignazione, evidenziando un rapporto tra la vita e il pagamento di un prezzo, senza entrare in dettagli specifici. Il testo si concentra sulla condizione umana e sulle implicazioni di un sistema che si ritiene possa mettere a rischio la vita stessa.
Gentile Direttore Feltri, scrivo con un nodo alla gola e una rabbia che non riesco a contenere. Ho letto la notizia dell'uomo ucciso a Massa davanti agli occhi del figlio di undici anni e della compagna, e da allora non riesco a togliermi dalla testa un'immagine: quel bambino che tiene la mano del padre a terra e gli dice papĂ alzati, papĂ alzati. Mi chiedo che cosa resterĂ nella mente di quel figlio, quale ferita incancellabile porterĂ per tutta la vita. E mi chiedo, soprattutto, in che Paese viviamo se si può morire così: per aver semplicemente richiamato dei ragazzi che stavano distruggendo una vetrina. Direttore, siamo ancora una societĂ civile? Maria Neri Cara Maria, la scena che descrivi è di quelle che non dovrebbero esistere in un Paese che si definisce civile.🔗 Leggi su Ilgiornale.it

Toni Servillo, presidente della Repubblica in “La Grazia”
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