Un’epoca psicotica genera arte di merda
Recentemente si è parlato di come alcune opere d’arte, anche di grandi maestri come Caravaggio e Giotto, possano mantenere il loro valore anche se spostate in ambienti umili o degradati. Un commento ha messo in discussione la percezione dell’arte e il suo rapporto con il contesto, suggerendo che il valore delle opere non dipende esclusivamente dalla loro collocazione originale. La discussione si inserisce nel dibattito più ampio sulla conservazione e il significato dell’arte nel tempo.
L’arte è qualsiasi manufatto umano che contagi un’emozione. Non che non mi piaccia l’arte moderna: la trovo spesso deliziosamente decorativa, un sistema grafico di comunicazione e, costasse 200 euro, un Fontana in casa me lo potrei anche mettere. L’arte postmoderna mi provoca un’emozione forte e precisa: il desiderio di essere altrove. Sì, lo so, adesso il mio amico Sergio Mandelli mi scriverà che io non capisco niente e mi offrirà le sue pillole di arte moderna da studiare. E so che ha ragione, tuttavia io sono come un semianalfabeta e un barbaro. Caravaggio e Giotto li capisco anche da semianalfabeta e barbaro, perché restano Caravaggio e Giotto anche in una cantina; mentre, se collocate fuori da gallerie e musei, le installazioni postmoderne tendono a confondersi con magazzini discount o, a volte. 🔗 Leggi su Laverita.info

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