Gioia mamma di Enea e Teseo ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale | Leggevamo ad alta voce per i nostri bambini e avevamo l’impressione che in quei minuti i battiti dei loro cuoricini fossero più regolari
E così, giorno dopo giorno, la lettura è diventata il mezzo per sentirci utili davvero in mezzo a quella montagna russa quotidiana. Era un rituale: seduti al fianco delle incubatrici ripetevamo sempre le stesse pagine piene di TRIC TRIC, BAM BAM, TUU TUU e ogni giorno durante la lettura quel senso di impotenza si affievoliva leggermente; avevamo l’impressione che in quei minuti i battiti dei loro cuoricini fossero più regolari, che i cali di saturazione fossero meno accentuati e i bip degli schermi fossero meno frequenti. In quei momenti ci sentivamo genitori. Le settimane trascorrevano e dalle incubatrici siamo passati alle termoculle, poi alle culle normali, e man mano abbiamo potuto assolvere a compiti di accudimento sempre più numerosi. 🔗 Leggi su Vanityfair.it
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