A Napoli tra feltro e creatività l’arte del cappello racconta storie di identità e tradizione
A Napoli, tra i vicoli del centro storico e le botteghe di Chiaia, si respira ancora l’atmosfera di un tempo. Le piccole sartorie di feltro continuano a produrre cappelli fatti a mano, pezzi unici che raccontano storie di identità e radici profonde. Le botteghe sono piene di passione, tra il profumo di feltro e il suono delle macchine da cucire, mentre i maestri artigiani tramandano un’arte che resiste al tempo.
A Napoli, tra i vicoli del centro storico e le botteghe del quartiere di Chiaia, si respira un’atmosfera che sembra uscita da un romanzo di Eduardo De Filippo: il profumo di feltro, la luce calda dei lampadari a gas, il ticchettio delle macchine da cucire che scandiscono il ritmo di una tradizione che non si spegne. In questo scenario, nasce e si rinnova l’arte del cappello, un’arte che non è solo moda, ma identità, memoria e ribellione silenziosa. A guidare questo mondo è una figura che sembra uscita da un’altra epoca: la modista, donna esperta, creativa, spesso autodidatta, che con le mani sa plasmare non solo un oggetto, ma un’identità. 🔗 Leggi su Ameve.eu

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