Meta censura Barbero ma per i politici niente fact checking | ecco il privilegio che tutti dovrebbero sapere
Recentemente, Meta ha censurato le dichiarazioni dello storico Alessandro Barbero, mentre i politici sembrano godere di un trattamento diverso in termini di fact checking. Questa situazione evidenzia le disparità nelle politiche di moderazione sui social media, ponendo interrogativi sulla trasparenza e l’equità delle piattaforme digitali. La vicenda di Barbero rappresenta un esempio di come le regole vengano applicate in modo differenziato, offrendo uno spunto di riflessione sulla comunicazione nell’era digitale.
La vicenda di Alessandro Barbero è un piccolo manuale di sociologia della comunicazione al tempo dei social. Ormai una settimana fa, lo storico pubblica sugli account social del Comitato un video-appello in cui invita a votare NO al prossimo referendum sulla giustizia e spiega perché lo fa. Una parte della stampa, di vario orientamento ma con particolare accanimento a destra, nei giorni successivi inizia a delegittimarlo attraverso vari editoriali: viene definito “più influencer che storico”, accusato di fare “prediche politiche” o “propaganda” e criticato perché non dovrebbe parlare di giustizia ma restare sul suo terreno (la storia, anzi solo il Medioevo). 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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Argomenti discussi: È troppo virale: oscurato da Meta il video di Barbero.
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con tanto di foto realizzate con l'AI, link che fanno migliaia di condivisioni perché la gente con la smania del clic non sa distinguere il falso dal vero ma Meta censura il video di Barbero perché "fuorviante" e "troppo virale". #23gennaio x.com
Il video del professore Alessandro Barbero sul perché voterà “No” al referendum è stato oscurato da Meta su Facebook: la sua visibilità è stata ridotta sulle pagine che lo hanno pubblicato e ricondiviso dopo un fact checking che lo ha etichettato come “Falso”. I facebook
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