La capitale tentacolare e pornografica di Aurelio Picca
"Roma è una città di ombre rosa, angoli zuppi di piscio, un cielo che non è suo, e strade per mendicanti". Solo Aurelio Picca, che qui lo fa nel maestoso "Roma mia, non morirò più" (La Nave di Teseo), poteva con tanta lapidaria, poetica e pornografica nettezza descrivere quel senso straniato che ti prende occhi, viscere e narici mentre scaracolli magari per l’Esquilino e guardi il cielo blu ritagliato tra i tetti e hai il naso violato da zaffate irsute di una psichedelia da pissing urbano. Una Roma tentacolare e intima, metastatica e affastellata, ingombra e cisposa di memorie, ricordi, drammi, quotidianità slabbrate e dipanate per... 🔗 Leggi su Ilfoglio.it

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